
Fino a quando i negozi di arredamento saranno freddi e bui d’inverno e forni d’estate, non potremmo lamentarci se entra poca gente.
Fino a quando ci saranno punti vendita che usano la vendita senza IVA come principale leva commerciale, questa rimarrà l’unica ragione per cui comprare i mobili da loro. Prima o poi questo non sarà più possibile e quindi…
Fino a quando ci saranno produttori che useranno la disponibilità a fornire senza Iva per vincere la concorrenza non ci sarà mai una vera competizione. Quindi nemmeno una vera crescita.
Fino a quando i rivenditori pretenderanno l’esclusiva dai propri fornitori ma non saranno in grado di offrirla in cambio, la collaborazione rimarrà asimmetrica e quindi poco proficua.
Fino a quando ci saranno produttori che pur di vendere venderanno anche a chi uno showroom non lo ha (e quindi nemmeno i relativi costi) autorizzeranno i negozi “veri” ad essere scorretti con loro. (trovate un esempio qui)
Fino a quando i negozi non capiranno che non stanno vendendo cataloghi e che quindi devono smettere di riempirsi di alternative delle alternative, non si svilupperà mai pienamente la conoscenza dei propri fornitori e quindi la professionalità nel servizio.
Fino a quando la considerazione di settore sull’Ikea sarà “fanno mobili di m.” continueremo a regalare alla Svezia quote di fatturato, tanto che, nei prossimi tre anni, prevede di investire 400 milioni in Italia.
Fino a quando ci saranno negozi che continueranno a vendere materiali per altri (es. polimerico come laccato lucido)…beh qui non serve aggiungere molto.
Fino a quando ci saranno privati che nei forum chiedono: “ma tra Valcucine, Bulthaup Alno e Copat cosa scelgo?” oppure raccontano di quei falegnami che però hanno anche lo showroom, con esposte Berloni, Elmar ed Euromobil ma che per non sbagliare ti danno anche il catalogo di Varenna. Ecco, fino a quando ci saranno casi così vuol dire che tutti, nella filiera, stanno sbagliando qualcosa.
Fino a quando ci saranno agenti che vendono a chiunque abbia una partita iva ma anche aziende che chiedono loro di “pulire” i clienti senza calare di fatturato. La distribuzione rimarrà comunque sbagliata.
Potrei continuare ancora ma questo può bastare.

Quel che conta è che il tempo è scaduto, per tutti. É in atto infatti una selezione naturale di stampo Darwiniano, dove solo chi saprà adattarsi meglio alla nuova realtà post-crisi sopravviverà, tenendo ben presente, però, che le caratteristiche descritte qui sopra, rappresentano una zavorra nella competizione evolutiva.

Quando mi chiedono:
“Ma se vado su internet vendo di più?”
Di solito rispondo:
“Nessuno può garantirti che venderai di più ma sono sicuro che se non ci vai venderai meno”
Cerchiamo ora di capire perché.
Se vogliamo dire le cose come stanno, nell’arredamento veniamo da anni di cosiddette “vacche grasse”, non serviva programmare, innovare, ricercare, provare nuove soluzioni organizzative; la certezza era data da una domanda che per almeno vent’anni è rimasta superiore all’offerta.
Serviva produrre ed in questo siamo stati effettivamente bravi, grazie anche al fatto che praticamente tutti gli investimenti aziendali venivano assorbiti dalla produzione, questo perché la prima generazione d’imprenditori ( e di riflesso anche la seconda ) era nata “facendo cose” ed era abituata a vedere qualcosa di tangibile come risultato di un processo.
Le crisi stesse, inoltre, erano cicliche, si sapeva pertanto che passata quella del momento, i fatturati sarebbero tornati quelli di prima, anzi maggiori.
Termini come marketing e comunicazione coincidevano con “fare i cataloghi e prepare le fiere” e mentre nel mondo Anglosassone e Giapponese si coniava il motto “il cliente è il re” nel settore del mobile in Italia il motto era ancora “il responsabile della produzione è Dio”.
Poi verso la fine del 2008, si è spento un interruttore e se anche qualcuno sta ancora aspettando che si riattivi, questo non succederà mai.
La crisi dei mercati finanziari ha cambiato radicalmente gli schemi di creazione del reddito e di conseguenza anche il modo di stare sul mercato.
Ciò che non è cambiato, invece, è il fatto che da ogni crisi sia possibile cogliere delle opportunità e anche se, certamente, qualcuno dovrà “morire” ( cfr. Darwin ), altri ne usciranno più forti di prima.
Una delle maggiori opportunità da cogliere, in questo periodo, è quella che deriva dal dotare la propria attività di una “cultura digitale”.
Quello di cui non si rendono conto le imprese, produttori o rivenditori che siano, è che Internet ed il mondo digitale, non sono un “gioco” da nerd o un modo per “perdere tempo”, quanto piuttosto gli esempi visibili di una rivoluzione culturale ed industriale in atto da tempo.
In Italia, nonostante i dati di fruizione della rete continuino ad aumentare, lo sviluppo di attività economiche sulla rete latita e visto che il web è qui per durare ( i primi di Luglio l’ONU ha dichiarato l’accesso ad Internet un Diritto fondamentale dell’Uomo ) le prime aziende che affronteranno seriamente questo tipo di servizi si aggiudicheranno un vantaggio competitivo importante.
Il paradosso, quindi, è che Internet va usato non come mezzo eccezionale e straordinario ma perché oramai stabilmente parte della vita quotidiana di milioni di Italiani, come il telefono o la televisione.
Come già detto da molti è la “Nuova normalità” (The new normal),
La rete, pur essendo un’enorme opportunità non è in grado di fare “miracoli” quanto piuttosto di amplificare, nel bene e nel male, ciò che le aziende già fanno e/o comunicano.
Per spiegare meglio questo concetto, elenco qui di seguito 4 esempi che non si discostano molto da realtà che ho potuto verificare.
A) Abbiamo il migliore sito del mondo ma allo stesso tempo produciamo armadi che, nel 90% dei casi, sono difettosi. I clienti scontenti diffondono le lamentele via web, soprattutto se non trovano una risposta valida ai loro primi rilievi e questo succederà sia che voi mettiate un vostro spazio a disposizione, sia che non lo facciate. ( Converrebbe quindi sapere come gestire la cosa )
B) Un negozio decide di fare una pubblicità su web per far arrivare potenziali clienti sul proprio punto vendita ma poi quando arrivano trovano: luci spente, il gelo d’inverno o la sauna d’estate. Non c’è bellezza di sito internet che tenga, se il cliente vive un’esperienza negativa sul posto, questa sarà responsabile del mancato acquisto.
C) La nostra attività sviluppa un ottimo lavoro sui social network, facciamo dei post divertenti, la gente ci segue e interagisce con noi. Quando ci troviamo però in contatto diretto con i clienti, siamo scortesi e non li seguiamo. In questo caso non c’è “social” che tenga, anzi, si correrebbe il rischio di aumentare, per contrasto la negatività. La soluzione, ovviamente, non è “chiudere i social” ma cambiare atteggiamento.
D) “Ho il figlio del cugino dell’addetto al montaggio che è appassionato di Internet e faccio fare il sito a lui che me lo fa per 500 Euro”. Benissimo, innanzitutto vorrei sapere se a tagliare pannelli su misura o a montare una cucina chiameresti persone con lo stesso livello professionale ma a parte questo, non si può poi dire: “il sito non serve a nulla” perché nulla di ciò che è fatto male può essere utile.
Con il marketing digitale le aziende sono costrette a guardarsi “dentro” per definire mission ed obbiettivi e potersi poi raccontare in modo adeguato. Questa è un cambio che molte aziende non riescono però a gestire, per mancanza di visione, di cultura aziendale e di personale preparato.
Quando la rivoluzione informatica prese piede, ci fu comunque chi decise di proseguire imperterrito su basi tradizionali, perché considerava i Personal Computer come macchina per “perditempo” e poco utili ( son più sicuro se faccio i conti a mano ).
Chi aveva ragione all’epoca?
Internet ed il web, rappresentano un cambio ancor più pervasivo, in primis perché oramai già assimilato dai “comuni cittadini” e secondo perché coinvolge non soltanto delle tecnologie ma cambia i comportamenti stessi delle persone.
Perché le imprese si ostinano quindi a non voler ancora, se non altro, porsi criticamente ma con disponibilità di fronte a queste possibilità?
Chi vuole essere ricordato tra cinque anni o meno come quell’azienda che:
“Era un bell’azienda sai ma diceva che internet serviva solo per perdere tempo”

Lunedì scorso sono stato al 1° Forum del legno arredamento, momento di discussione comune per un settore che sta vivendo un momento di profonda trasformazione.
C’erano quattro serie di incontri su vari temi, tutti molto interessanti sotto vari aspetti. Vista la contemporaneità dei talk, sono riuscito a seguirne quattro e queste sono le mie impressioni.
Innanzitutto il mio plauso a Federlegno che ha avuto il coraggio di introdurre una modalità nuova di discussione, i tempi che viviamo impongono di trovare soluzioni nuove e diverse da quelle fino ad ora conosciute ed il Forum andava certamente in questa direzione.
I workshop a cui ho partecipato sono stati i seguenti e li accompagno con alcune brevi considerazioni.
Relatori: Giovanni Azzone, Rettore Politecnico di MIlano; Marco Fortis, Vice Presidente Fondazione Edison
Molto interessante. Spesso nel nostro settore le scelte di espasione verso vengono fatte sulla base di sensazioni o di pareri che si ingrandiscono con le stesse modalità di una valanga mentre sono necessarie valutazioni fatte con criteri più oggettivi. Prima di questo whorkshop, anche io ero convinto come molti che bisognasse guardare ad India , Cina e Brasile come territori principali di sviluppo ma i dati portati da Fortis hanno dimostrato che a medio termine mercati come quello Russo (considerato oramai “saturo” da “radio truciolo”), Ucraino e Turco (attenti però a possibilità effettive di bolle economiche) offrono maggiori possibilità.
Il rettore Azzone ha invece portato il suo esempio di internazionalizzazione del Politecnico che ha portato la quota degli studenti stranieri dal 5 al 15% nel giro di pochi anni. E’ stato interessante vedere lo sviluppo del metodo che potrebbe essere replicato, nei suoi principi generali, anche dalle imprese italiane.
Relatori: Mauro Tambelli, Presidente Federmobili, Federazione Nazionale dei Commercianti di Mobili e Arredamento-Confcommercio-Imprese per l’Italia, imprenditore milanese (Arredare srl); Mauro Mamoli - Vicepresidente di Federmobili e Innova.com; Maurizio Ricupati, vipresidente Gruppo Nazionale Giovani Imprenditori di Confcommercio, imprenditore milanese (Mav Arreda srl)
Qui purtroppo devo dire che sono rimasto molto deluso. Mancava il progetto distributivo e di partner nemmeno l’ombra e si è usato il tempo per sviluppare principalmente tre concetti:
1-Ikea è il male (al di là di frasi di circostanza); 2-I produttori stanno sbagliando tutto; 3-I negozianti non fanno sostanzialmente niente.
L’aspetto positivo (ne cerco sempre uno) è che i protagonisti si siano per la prima volta parlati apertamente e direttamente. Mancava però un elemento importante e cioè l’agente di commercio. Rimane da capire se potranno mai tre figure imprenditoriali trovare un punto di convenienza comune visto che i ricavi di uno dipendono dal pagamento dell’altro ma ci si può lavorare.
Relatori: Pietro Bazzoni, ideatore & AD di Officine Italiane Innovazione; Chiara Terraneo, Community Manager di Officine Italiane Innovazione
- I Social Network: perdita di tempo o strumento per fare business?Relatori: Pietro Bazzoni, ideatore & AD di Officine Italiane Innovazione; Chiara Terraneo, Community Manager di Officine Italiane Innovazione;Franco Mercalli, Technical Manager di Officine Italiane Innovazione
- Conviene (e come) fare la pubblicità in tempo di crisi?Relatore: Dott. Giuseppe Minoia - Presidente GFK-Eurisko
Metto assieme i due incontri dedicati al tema del web e del digitale perché il giudizio su entrambi è pressoché uguale.
Anche in questo caso premetto che apprezzo enormemente il fatto che si inizi una sorta di “alfabetizzazione digitale” delle aziende Legno/Arredamento, sono iniziative che vanno incoraggiate e sostenute. Proprio per questo però devo dire che l’approccio è stato sbagliato. E’ mancata, a mio parere, un’ impostazione che consentisse ai partecipanti di appassionarsi al tema (es. dati, numeri e case history ma non veloci ed in inglese come quelli mostrati). Rimane da sottolineare positivamente l’introduzione del referente media di Federlegno Arredo, Marco Stagni, che ha portato la sua esperienza in Bisazza America. L’azienda Vicentina ha saputo infatti sviluppare importanti fatturati in quel continente grazie ad un approccio adeguato al mezzo digitale.
Spero però che le iniziative di Federlegno Arredo in tal senso non si fermino qui, anche perché è solo attraverso un approccio adeguato al web ed al digitale che potranno crescere le nostre aziende.

Questo è il testo di un secondo articolo che mi è stato chiesto di scrivere per Gd’A (Il giornale dell’arredamento).
Da Enrico Marelli a Pierangelo Ranieri
Caro Pierangelo,
la tua “opinione opinabile” pubblicata lo scorso Settembre ha suscitato un notevole interesse tra i nostri lettori.
So che di recente hai ulteriormente approfondito le tematiche legate al marketing ed alla comunicazione digitale con un Master alla Business School del Sole 24ore e conoscendo la velocità con cui questi mondi si evolvono, mi chiedevo se c’era un argomento che ritenevi utile approfondire su questi temi. Ad esempio si sente sempre più spesso parlare di Social Media Marketing, tu la ritieni una pratica utile per le nostre aziende?
Da Pierangelo Ranieri ad Enrico Marelli
Caro Enrico,
ti ringrazio del coinvolgimento su questi temi per il tuo giornale. E’ per me un piacere poter parlare di questi argomenti e contribuire, per quanto posso, a creare una cultura digitale per il mondo dell’arredamento.
Il Social Media Marketing.
Il social media marketing, si propone di utilizzare le dinamiche tipiche delle relazioni sociali, al fine di creare e opportunità di crescita aziendale. Gli ambienti dove questi comportamenti si svolgono sono i cosidetti social network, Si tratta di una strategia rivoluzionaria in quanto, per la prima nella volta nella storia, costringe le aziende ad abbandondare le tipiche logiche del messaggio monodirezionale per abbracciare invece comportamenti basati sull’ascolto e la condivisione.
L’importanza del SMM – i numeri
Nel mio primo intervento sul numero di settembre 2011 di GdA, avevo citato alcuni dati relativi alla partecipazione degli italiani sul web. Ritengo sia utile partire ancora dai numeri per dimostrare quanto internet sia “la nuova normalità”.
Secondo Audiweb che è “il soggetto realizzatore e distributore dei dati sulle audience online” (www.audiweb.it) per il nostro paese, la fotografia dell’internet Audience relativa a Febbraio 2012 è la seguente:
Nel mese di febbraio si sono collegati ad Internet 27,7 milioni di utenti, pari al 50,7% della popolazione dai 2 anni in su (+9,2% in un anno)
Ogni giorno, mediamente, il numero di utenti connessi alla rete è stato pari a 13,8 milioni (+7,3%) che hanno navigato per 1 ora e 26 minuti, consultando 166 pagine a persona
Questa popolazione era composta nel 55% dei casi da uomini e nel 45% da donne.
In dettaglio, sono online nel giorno medio principalmente i 35-54enni (6,6 milioni, il 48,1% degli utenti online nel giorno medio), seguiti dai 25-34enni (2,6 milioni, il 18,9% degli utenti online nel gm).
Stabilito quindi che la rete non è più soltanto cosa da “ragazzini” e/o da “nerd” ma che, anzi, interessa maggiormente proprio la fascia d’età più appetibile per gli adetti al marketing (25-54), andiamo ora a verificare qualche dato relativo alla partecipazione nei social network più noti (ed un outsider).
Facebook. I dati ricavabili dal sistema di advertising dello stesso social network ci dice che in Italia i profili registrati (13-64 anni) sono 21.555.340 con 11.475.660 uomini e 9.953.660 donne ( la somma non corrisponde perchè si può omettere il sesso in fase di iscrizione ). La fascia d’età commercialmente più interessante (25-54) ha circa 15.796.140 profili registrati.
Twitter. Non ci sono dati ufficiali per nazione ed in questo caso i numeri sono ricavati dal blog di Vincenzo Cosenza, vincos.it, che da sempre si occupa di analizzare le cifre del web. In un suo post dello scorso dicembre, incrociando varie fonti ha valutato in circa 2,5 milioni il numero di utenti italiani che in quel periodo erano connessi al social network famoso per il limte dei 140 caratteri. Registrando quindi una crescita del 100% rispetto ad un’altra stima, ricavata nello stesso periodo l’anno precedente.
Google+. Il blog ufficiale di google (http://googleitalia.blogspot.it/) riporta che gli iscritti al social network della grande “G” sono circa 170 milioni. E’ ancora un “oggetto” di studio ma si ritiene che investirà sempre più importanza per la visibilità nei motori di ricerca.
Linkedin. Linkedin è un social network nato per mettere in relazione professionisti e che negli Stati Uniti è diventato uno standard per chi si occupa di risorse umane. Nel mondo conta più di 150 milioni di iscritti, in Italia gli utenti registrati (dati febbraio 2012, fonte vincos.it) sono più di 3 milioni.
Pinterest, l’outsider, è un social network basato sulla condivisione di immagini. Ha avuto a livello mondiale un esplosione imprevedibile. I visitatori unici negli USA sono aumentati del 500% in 6 mesi (maggio novembre del 2011) mentre in Italia, più o meno nello stesso periodo (maggio-gennaio) sono cresciuti di circa l’800% (fonte comscoredatamine.com). Si tratta i numeri, per il nostro paese, ancora bassi a livello assoluto: Audiweb/Nielsen ha rilevato a dicembre 2011 53.000 utenti unici da desktop, a gennaio 2012 erano 101.000 e a febbraio 287.000, mentre Google AdPlanner ne stima a marzo 570.000(da vincos.it); ma la rapida crescita che denotano impone attenzione per chi opera nel webmarketing.
Social Media Marketing – Perchè?
Tra poche settimane si terrà a Milano, in occasione del Salone del Mobile, un convegno dal titolo: “Social network, opportunità per il settore arredamento?” e se da un lato è da apprezzare lo sforzo fatto dagli organizzatori per far conoscere questa possibilità di crescita, da un altro devo sottolineare il ritardo con cui questo mondo si sta aprendo a tali opportunità. Il titolo corretto sarebbe dovuto essere infatti “I Social network, un’ opportunità per il settore arredamento” senza punto interrogativo.
Qual’è uno delle forme più efficaci di marketing? Il passaparola, il consiglio cioè che mi viene dato da chi conosco e di cui, quindi, mi posso fidare ed i social network, che si basano proprio sulle relazioni sociali, sono luoghi dove il passaparola può verificarsi in modo efficace ed efficiente.
Non voglio in questa sede riportare le innumerevoli opinioni a riguardo del valore di questa strategia di approccio al mercato, in fin dei conti i social media sono un fenomeno ancora in una fase ancora di valutazione (quante volte abbiamo sentito definere una teoria di marketing come “definitiva”?) ma ritengo ci siano alcuni dati importanti da considerare. Essi rappresentano, infatti ed in modo incontrovertibile, una piazza virtuale dove ho la possibilità di interagire con un numero enorme di potenziali clienti e senza dover predisporre obbligatoriamente dei budget insostenibili per farlo.
Se abbiamo quindi stabilito che il passaparola è uno strumento efficace e che nel universo social posso intercettare tante persone, e non soltanto genericamente della “gente”, perché ne dovrei stare fuori?
Qualche titolare o responsabile d’azienda, a questa domanda, risponde “e se dopo qualcuno parla male di me?” Ed è una paura comprensibile ma alla quale di solito rispondo “sei sicuro che qualcuno, in rete, già non lo faccia?”. I numeri che ho citato all’inizio raccontano di milioni di persone che ogni giorno si parlano, cercano, si scambiano opinioni ed esprimono giudizi e se decidono di dire qualcosa riguardo la mia attività, i miei prodotti o la mia qualità del servizio, lo faranno comunque, sia che io abbia predisposto uno spazio (da me gestito) ove farlo, sia che questo luogo non esista.
A questo punto pongo io una questione “volete che i vostri clienti, attuali o potenziali, parlino di voi a casa vostra o a casa d’altri?”. Nel rispondervi a questa domanda avete già fatto un passo avanti nella comprensione delle dinamiche sociali della rete.
Ovviamente un azione efficace sui social media marketing, non si basa soltanto sul monitorare le conversazioni ma deve essere in grado di sollecitarle. Devo essere in grado di stimolare l’interazione con chi sono riuscito ad avvicinare al mio marchio e/o alle mie attività, perchè questo porta interesse e l’interesse porta alla condivisione e la condivisione è “passaparola” che, come abbiamo detto in precedenza, è una delle strategie di marketing più efficaci.
Per organizzare un’attività social non è sufficiente aprire uno o più canali relativi e scrivere qualche post, è necessario essere disponibili ad un evoluzione culturale, che porti la mia impresa a livello dei consumatori, devo pertanto portare una cultura “social” nella mia organizzazione prima di tutto ed una volta deciso questo iniziare a dialogare.
I Social Network non sono un luogo dove fare pubblicità, da gestire trasformando i comunicati stampa in post (avete mai visto due amici al bar che parlano con un questo tipo di linguaggio?) ma un luogo dove fare COMUNICAZIONE e per farlo devo parlare la stessa lingua dei miei interlocutori. A tal proposito, sono meglio gestite le pagine Facebook dei negozi di mobili che quelle delle aziende e questo perchè i primi sono certamente più abituati dei secondi a dialogare con i privati.
Infine, se a qualcuno intessa un orizzonte temporale più ampio delle due settimane, sappiate che i cosiddetti nativi digitali, quelli per cui il pc, il lettore mp3 lo smartphone, internet ed i tablet sono la normalità, useranno i social network come noi usavamo i nostri amici per scegliere l’auto, la tv o qualsiasi altra cosa e a differenza di noi lo faranno in un ambito di consuetudine e normalità.
Conclusioni
Cos’è in grado di portare il SMM? Prima di tutto bisognerebbe chiedersi quali siano gli obiettivi della mia azienda in tal senso e pooi verificarli, vorrei però citare alcuni casi di successo nell’utlizzo dei social media. Ovviamente tutti provenienti dagli Stati Uniti, visto che lì succede tutto un po’ prima:
La BlendTec ha aumentato di cinque volte le sue vendite creando i video “will it blend?” (si mescoleranno?)su YouTube, tritando di tutto, dall’iPhone alle scarpe da ginnastica
La Ford USA, ha dirottato il 25% del budget pubblicitario sui social media. La Ford è l’unica casa automobilistica americana che non ha richiesto prestiti al governo
Naked Pizza, una pizzeria di New Orleans ha avuto un record d vendite usando i social media. Il 68% delle vendite provenivano da gente che “chiamava via twitter” e l’85% dei clienti proveniva dai social media.
Ebay stima che che i partecipanti alle comunità online spendono il 54% di soldi in più rispetto agli altri utenti.
La campagna di social media “Old Spice Guy” (youtube) ha aumentato del 107% le vendite in un mese e del 55% in tre mesi nel 2010.
(dati ricavati da “Socialnomics” di E.Qualman – ed. Hoepli)
Esistono casi anche in Italia, Berto salotti e Lago sono i primi che mi vengono in mente ed entrambi provengono da questo settore e potete approfondire i loro casi navigando in rete.
Un altro dubbio sui social è che sia una “cosa” da grandi aziende, mentre invece, secondo me, è molto più utile a quelle piccole per la capacità di amplificare il messaggio ed a tal proposito vorrei chiudere citando un’intervista uscita sull’edizione online di Forbes (forbes.com) aMark Bonchek, capo del dipartimento Communities and Networks (Social Media) di Sears Holdings, colosso americano con un fatturato di 43,3 miliardi di dollari.
D:Queste idee sono applicabili anche alle piccole imprese? E se si come dovrebbero iniziare?
R:Ricodatevi che “social” è riferito alle relazioni umane. Fate un inventario dei vostri “social assets” (conoscenza, valori, e relazioni -umane/personali ndr-)e cercate il modo di creare della “valuta” sociale (cose che le persone possano condividere). Tenete inoltre presente che qualsiasi tipo di tecnologia e buona allo scopo. Facebook è adatto alle conversazioni. Di cosa piace parlare ai vostri clienti? Cosa potete portare come contributo a queste conversazioni?. Twitter invece è utile per notificare. Di cosa vogliono essere informati i vostri clienti riguardo la vostra attività? Come esempio, un ritorante (o un negozio aggiungo io) può programmare un tweet quotidiano con l’ccasione del giorno e creare una pagina Facebook dove postare le ricette preferite o ingredienti che stanno pensando di aggiungere al menu.
In generale, ci sono molti modi per iniziare, l’importante è essere meno tecnici e più umani e fare meno comunicazione “imposta” e più stimolata.
Minimalism at its best. Nendo. -
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L’allestimento Laufen per il #fuorisalone (Scattata con instagram)
Styling al Salone. #designweek2012 (Scattata con instagram)
I like that! Minacciolo #designweek2012 (Scattata con instagram)
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