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Ma se vado su internet vendo di più?

Poster Olivetti

Quando mi chiedono:

“Ma se vado su internet vendo di più?”

Di solito rispondo:

“Nessuno può garantirti che venderai di più ma sono sicuro che se non ci vai venderai meno”

Cerchiamo ora di capire perché.

Se vogliamo dire le cose come stanno, nell’arredamento veniamo da anni di cosiddette “vacche grasse”, non serviva programmare, innovare, ricercare, provare nuove soluzioni organizzative; la certezza era data da una domanda che per almeno vent’anni è rimasta superiore all’offerta.

Serviva produrre ed in questo siamo stati effettivamente bravi, grazie anche al fatto che praticamente tutti gli investimenti aziendali venivano assorbiti dalla produzione, questo perché la prima generazione d’imprenditori ( e di riflesso anche la seconda ) era nata “facendo cose” ed era abituata a vedere qualcosa di tangibile come risultato di un processo.

Le crisi stesse, inoltre, erano cicliche, si sapeva pertanto che passata quella del momento, i fatturati sarebbero tornati quelli di prima, anzi maggiori.

Termini come marketing e comunicazione coincidevano con “fare i cataloghi e prepare le fiere” e mentre nel mondo Anglosassone e Giapponese si coniava il motto “il cliente è il re” nel settore del mobile in Italia il motto era ancora “il responsabile della produzione è Dio”.

Poi verso la fine del 2008, si è spento un interruttore e se anche qualcuno sta ancora aspettando che si riattivi, questo non succederà mai.

La crisi dei mercati finanziari ha cambiato radicalmente gli schemi di creazione del reddito e di conseguenza anche il modo di stare sul mercato.

Ciò che non è cambiato, invece, è il fatto che da ogni crisi sia possibile cogliere delle opportunità e anche se, certamente, qualcuno dovrà “morire” ( cfr. Darwin ), altri ne usciranno più forti di prima.

Una delle maggiori opportunità da cogliere, in questo periodo, è quella che deriva dal dotare la propria attività di una “cultura digitale”.

Quello di cui non si rendono conto le imprese, produttori o rivenditori che siano, è che Internet ed il mondo digitale, non sono un “gioco” da nerd o un modo per “perdere tempo”, quanto piuttosto gli esempi visibili di una rivoluzione culturale ed industriale in atto da tempo.

In Italia, nonostante i dati di fruizione della rete continuino ad aumentare, lo sviluppo di attività economiche sulla rete latita e visto che il web è qui per durare ( i primi di Luglio l’ONU ha dichiarato l’accesso ad Internet un Diritto fondamentale dell’Uomo ) le prime aziende che affronteranno seriamente questo tipo di servizi si aggiudicheranno un vantaggio competitivo importante.

Il paradosso, quindi, è che Internet va usato non come mezzo eccezionale e straordinario ma perché oramai stabilmente parte della vita quotidiana di milioni di Italiani, come il telefono o la televisione.

Come già detto da molti è la “Nuova normalità” (The new normal),

La rete, pur essendo un’enorme opportunità non è in grado di fare “miracoli” quanto piuttosto di amplificare, nel bene e nel male, ciò che le aziende già fanno e/o comunicano.  

Per spiegare meglio questo concetto, elenco qui di seguito 4 esempi che non si discostano molto da realtà che ho potuto verificare.

A) Abbiamo il migliore sito del mondo ma allo stesso tempo produciamo armadi che, nel 90% dei casi, sono difettosi. I clienti scontenti diffondono le lamentele via web, soprattutto se non trovano una risposta valida ai loro primi rilievi e questo succederà sia che voi mettiate un vostro spazio a disposizione, sia che non lo facciate. ( Converrebbe quindi sapere come gestire la cosa )

B) Un negozio decide di fare una pubblicità su web per far arrivare potenziali clienti sul proprio punto vendita ma poi quando arrivano trovano: luci spente, il gelo d’inverno o la sauna d’estate. Non c’è bellezza di sito internet che tenga, se il cliente vive un’esperienza negativa sul posto, questa sarà responsabile del mancato acquisto.

C) La nostra attività sviluppa un ottimo lavoro sui social network, facciamo dei post divertenti, la gente ci segue e interagisce con noi. Quando ci troviamo però in contatto diretto con i clienti, siamo scortesi e non li seguiamo. In questo caso non c’è “social” che tenga, anzi, si correrebbe il rischio di aumentare, per contrasto la negatività. La soluzione, ovviamente, non è “chiudere i social” ma cambiare atteggiamento.

D) “Ho il figlio del cugino dell’addetto al montaggio che è appassionato di Internet e faccio fare il sito a lui che me lo fa per 500 Euro”. Benissimo, innanzitutto vorrei sapere se a tagliare pannelli su misura o a montare una cucina chiameresti persone con lo stesso livello professionale ma a parte questo, non si può poi dire: “il sito non serve a nulla” perché nulla di ciò che è fatto male può essere utile.

Con il marketing digitale le aziende sono costrette a guardarsi “dentro” per definire mission ed obbiettivi e potersi poi raccontare in modo adeguato. Questa è un cambio che molte aziende non riescono però a gestire, per mancanza di visione, di cultura aziendale e di personale preparato.

Quando la rivoluzione informatica prese piede, ci fu comunque chi decise di proseguire imperterrito su basi tradizionali, perché considerava i Personal Computer come macchina per “perditempo” e poco utili ( son più sicuro se faccio i conti a mano ).

Chi aveva ragione all’epoca?

Internet ed il web, rappresentano un cambio ancor più pervasivo, in primis perché oramai già assimilato dai “comuni cittadini” e secondo perché coinvolge non soltanto delle tecnologie ma cambia i comportamenti stessi delle persone.

Perché le imprese si ostinano quindi a non voler ancora, se non altro, porsi criticamente ma con disponibilità di fronte a queste possibilità?

Chi vuole essere ricordato tra cinque anni o meno come quell’azienda che:

“Era un bell’azienda sai ma diceva che internet serviva solo per perdere tempo”

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  • 10 mesi fa
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